Nuovi dubbi sull’Italicum: 5 tribunali si rivolgono alla Corte Costituzionale

Sono mesi, se non ormai anni, che la politica si scontra sulla famigerata legge elettorale e sulla necessità di cambiarla. Nonostante vi sia una certa unanimità nel bisogno di riformarla da parte di tutte le fazioni politiche,vi è un acceso dibattito su come e dove andare a mettere le mani per cercare di accontentare un po’ tutti. A sottolineare ulteriormente alcune irregolarità dell’attuale legge elettorale, denominata Italicum, ci hanno pensato anche 5 tribunali italiani che hanno sottoposto le loro perplessità ai giudici costituzionali.

Le 5 ordinanze presentate da un pool di avvocati, pur essendo state redatte in tempi differenti, verranno esaminate contemporaneamente nei prossimi giorni per decidere quali provvedimenti adottare in revisione della legge elettorale. I tribunali che hanno presentato i ricorsi sono quelli di Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova.

Il Tribunale di Messina censura le norme sul premio di maggioranza al primo turno che assicura 340 seggi alla lista che ottiene il 40% dei voti, calcolando la percentuale sui votanti e non sugli aventi diritto al voto; sul premio al ballottaggio assegnato senza soglia minima di votanti; sulla clausola di sbarramento che esclude le liste che non abbiano superato la soglia del 3%; sul capolista bloccato mentre gli altri sono scelti con voto di preferenza; e infine le disposizioni per cui l’Italicum, valido solo per la Camera, si applica a prescindere dall’esito del referendum sulla riforma costituzionale.

Il Tribunale di Torino solleva dubbi sull’attribuzione del premio al ballottaggio tra le liste più votate, purché abbiano ottenuto il 3%; sul divieto al secondo turno di apparentamenti o coalizioni col premio che va a chi ottenga il 50% più 1 dei voti; sulla possibilità per il capolista eletto in più collegi plurinominali di scegliere il collegio in base valutazioni di opportunità, in assenza di un criterio predeterminato.

Il Tribunale di Perugia ha sollevato anch’esso questioni sui capolista bloccati e sul premio che attribuisce 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40% dei voti validi o a quella che prevale al ballottaggio, escludendo collegamenti tra liste o apparentamenti tra i due turni di votazione.

I tribunali di Trieste e Genova sollevano questioni sul turno di ballottaggio e sull’opzione del candidato capolista eletto in più collegi di scegliere a quale agganciarsi.

Genova sottopone alla Corte anche questioni relative all’assegnazione del premio di maggioranza al primo turno e una questione concernente il meccanismo del recupero proporzionale dei voti nella Regione Trentino-Alto Adige.

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