I 9 punti di May-Corbyn per il destino del Regno Unito

L’ 8 Giugno 2017 nel Regno Unito si svolgeranno le elezioni per determinare chi sarà il nuovo leader del paese dopo la Brexit e giusto qualche ora fa, sugli schermi dello Sky News inglese, si è svolto il dibattito tv fra i due principali candidati Theresa May e il leader dei Labour Jeremy che qui di seguito riassumeremo in 9 punti fondamentali:

1 Sembra un dibattito ma non lo è Dato che Theresa May ha rifiutato un faccia a faccia, Sky News ha scelto l’opzione più simile: due interviste separate e consecutive. Meno di un’ora ciascuno, tempi massimi di risposta.

2 Il terzo uomo: Jeremy Paxman Volto di Newsnight – il famosissimo talkshow politico di BBC – dal 1989 al 2014, Paxman è noto per le domande precise ed incalzante, per lo stile diretto e per il timore che incute nei suoi intervistati. Due anni fa ha ammutolito un imbarazzatissimo Berlusconi: gli aveva chiesto se avesse davvero chiamato Angela Merkel “culona”.

3 A ciascuno la sua Brexit Tema centrale, posizioni opposte. La posizione di Theresa May è chiara – “meglio nessun accordo che un cattivo accordo” – mentre Jeremy Corbyn sostiene che “non si debba lasciare l’UE senza un accordo”.

4 Terrorismo In una campagna elettorale insanguinata dalla tragedia di Manchester,Theresa May si è presentata (come sempre) come il difensore dell’ordine e della sicurezza. Ma Corbyn l’ha attaccata proprio su quello, sui “devastanti tagli alle forze dell’ordine”. Lui stesso però è finito all’angolo per essere stato, in passato, sostenitore di esponenti dell’OLP considerati terroristi.

5 Dementia (tax) sì, dementia no Sul fronte delle politiche sociali Jeremy Corbyn propone maggiori fondi per il sistema sanitario nazionale e cancellazione delle tasse universitari. Promette barricate se verranno aboliti i sussidi per il riscaldamento. Theresa May, le cui promesse sul welfare vengono accolte con risate sarcastiche, paga la cosiddetta dementia tax, di fatto una tassa sulla casa per gli anziani che ricevono cure domiciliari. Poteva essere la sua tomba, come la poll tax costata la poltrona a Margareth Thatcher, ma l’ha ritirata in tempo.

6 La domanda più difficile Paxman ha attaccato Theresa May sui suoi dietrofront: i benefici assistenziali per i pensionati, la tassazione sul lavoro autonomo, la Brexit (era per il remain) sostenendo che, a Bruxelles, i negoziatori la giudicheranno debole e indecisa. Due i punti colpiti del fianco di Corbyn: le sue posizioni repubblicane (“Non abolirò la monarchia – ha risposto – ho anche fatto una bella chiacchierata con la regina”) e i suoi rapporti con l’IRA e con Hamas (“volevo portarli al tavolo negoziale”, la sua replica).

7 Un bel sei politico Il giudizio finale è neutro. Facendo una media delle opinioni dei media britannici, Theresa May ha avuto ragione ad evitare il faccia a faccia ed è andata meno peggio di quanto si credesse. Corbyn è risultato più efficace, tra battute e risposte pragmatiche alle domande incalzanti dal “lato sinistro”.

8 I numeri: come i Tories hanno bruciato il tesoretto Resta da capire come il dibattito in differita influenzerà le intenzioni di voto. L’ultimo sondaggio disponibile (pubblicato domencia dal Sunday Telegraph) mostrava i laburisti al 38% e i conservatori al 44% – in poco tempo, ciooè, hanno dilapidato quello che in Italia chiameremmo consenso bulgaro.

9 The Battle for Number 10 Questo era il titolo del dibattito ospitato da Sky News e questo è l’obiettivo ultimo dei due leader. L’8 giugno la risposta.

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